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Le fiabe: un aiuto per crescere

Le fiabe un aiuto per crescere

1. Hansel e Gretel

Che fatica diventare grandi! Fra i tanti strumenti che noi genitori abbiamo a disposizione per accompagnare i nostri piccoli nel cammino della crescita ce n'è uno alla portata di tutti, che non sempre è riconosciuto nelle sue potenzialità: mi riferisco alla lettura delle fiabe, magari fatta alla sera, in quel momento magico e un po' sospeso che precede il sonno.

Secondo lo psicoanalista Bruno Bettelheim, le fiabe tradizionali esprimono in modo simbolico -quindi molto vivido ed accessibile ad una mente infantile- i principali conflitti, le paure e le difficoltà dell'esistenza che riguardano tutti gli esseri umani, in particolare i piccoli alle prese coi compiti della crescita.

Il lieto fine incoraggia e rassicura il bambino, perché gli dà la certezza che anche le più grandi sfide della vita possono essere affrontate e vinte, portando ad un migliore equilibrio personale.

Vorrei proporvi una breve analisi della fiaba “Hansel e Gretel”, quella della famosa casetta di marzapane, forse non molto nota ai bambini di oggi perché poco rappresentata al cinema e in tv.

Il racconto si apre con la vicenda di due genitori, poverissimi e senza più nulla da mangiare, che confabulano tra loro per abbandonare i figli nel bosco: la madre (in alcune versioni definita matrigna)  si mostra più crudele e obbliga il marito ad assecondarla nel suo terribile piano.

Questo inizio ci presenta il più grande timore di ogni bambino: quello di essere abbandonato dai genitori, cioè da coloro che gli garantiscono la sopravvivenza e dai quali si aspetta di venire accudito per sempre.

La fiaba illustra, con la tipica “esagerazione”, che la realtà non è rosea come il bambino vorrebbe: i genitori non possono provvedere per sempre ai suoi bisogni, arriva un momento in cui gli pongono dei limiti, gli negano la gratificazione immediata, lo spingono fuori dal nido.

Hansel, il fratello maggiore che ha sentito i discorsi dei grandi, si ingegna per non farsi abbandonare e raccoglie i famosi sassolini bianchi per segnare la strada: grazie ad essi, l'indomani i bambini ritornano a casa sani e salvi.

E' evidente che la tregua non può durare. Poco tempo dopo, infatti, la vicenda si ripete, ma il portone di casa è sbarrato e Hansel non può procurarsi altri sassi, quindi deve accontentarsi di una soluzione di ripiego: sbriciolare il pezzetto di pane che costituisce il suo povero pasto. Il rimedio si rivela inefficace perché gli uccelli del bosco si mangiano tutte le briciole.

Ma fermiamoci un momento: come mai Hansel non aveva conservato i sassi della prima volta, o non ne aveva raccolti di nuovi in un momento favorevole? E come mai non aveva studiato, insieme alla sorella, altre strategie per proteggersi da un pericolo che conosceva?

Secondo Bettelheim, Hansel -come ogni bambino- si culla nell'illusione di poter tornare indietro, di restare per sempre piccolo, quindi non usa le sue risorse per trovare altre soluzioni, si “adagia” nella speranza che niente cambi.

Ora, invece, l'abbandono è una realtà: i fratellini sono fuori da soli, di notte, in un bosco pieno di pericoli.

Camminando alla ricerca della strada di casa, i due si imbattono nella casetta di marzapane: la loro fame (intesa come avidità, desiderio di possedere tutto e di evitare le frustrazioni) può essere finalmente saziata senza tenere conto né di limiti e proibizioni, né degli interessi altrui; i due fratellini iniziano a sgranocchiare qua e là, incuranti dei richiami che giungono dall'interno della casa (la voce che dice: “Chi mi mangia la casetta...?”).

Quando la vecchina esce dalla casa e li invita ad entrare, i bambini vedono confermata la loro aspettativa di una mamma buona, gratificante, che non delude mai.

Ma il mattino dopo, al risveglio, la realtà si mostra di nuovo molto amara: la vecchina è una cattivissima strega mangia bambini! Hansel viene chiuso in una gabbia, destinato ad ingrassare come un porcellino, mentre Gretel dovrà fare da serva alla strega.

Il tentativo dei fratellini di rimanere piccoli e dipendenti viene di nuovo frustrato: ormai il pericolo è davvero mortale, il che simboleggia il rischio di “morte” psicologica di una persona che rifiuta di affrontare le tappe della vita.

Questa grave minaccia spinge i bambini ad aguzzare l'ingegno e a cooperare tra loro: devono trovare il modo di sconfiggere la strega.

Il loro piano ha successo: Hansel finge di rimanere sempre magro facendo tastare ogni giorno alla strega (che ci vede poco) un osso di pollo anziché il proprio dito; Gretel finge di compiacere la vecchia ma un giorno, con l'inganno, la spinge nel forno destinato a cuocere il fratello e la fa andare arrosto.

Subito dopo aver sconfitto la strega i bambini scoprono, nascosto nella casetta, un tesoro di inestimabile valore che li salverà per sempre dalla povertà: la storia insegna in modo simbolico che, una volta sconfitta la paura di crescere, possiamo scoprire gli ulteriori tesori che la vita ci riserva e che prima non riuscivamo a vedere.

Al ritorno a casa, i genitori li accolgono con affetto e tutti vivono felici e contenti: superate le difficoltà psicologiche di una certa fase di sviluppo, il bambino è pronto a continuare il suo cammino in famiglia  portando con sé qualcosa di buono (i gioielli) che ha trovato per conto suo, senza aspettare che tutto ciò di cui ha bisogno gli venga dato dai genitori.

In ogni fiaba si possono individuare alcuni dilemmi tipici di fasi cruciali della vita, per questo consiglio di trasmettere ai nostri bambini questo patrimonio culturale e psicologico, che può aiutarli a superare le loro inquietudini e a mantenere viva la fiducia nel futuro.

Bibliografia:

Bettelheim B. (1975) “Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe” ed. it. Feltrinelli, Milano 1977                                                                                                            


Dott.ssa Roberta Altieri
Psicologa Psicoterapeuta Milano

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Dott.ssa Roberta Altieri

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Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia col n. 4744 dal 3 febbraio 1998

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